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LA MIA MATURITÀ: L’ESAME COME UN VALORE SIMBOLICO

DIMENSIONE TESTO


Venerdì 6 luglio sono stati pubblicati gli esiti dell’esame di maturità e, per la prima volta, ho potuto considerare terminato il mio percorso liceale. Ho atteso con ansia questa data, perché non ero sicuro che l’orale fosse andato nel migliore dei modi (e quindi non sapevo se sarei riuscito ad arrivare al 100) e perché per iscrivermi al concorso per la Scuola Normale Superiore di Pisa dovevo sapere il voto.

Durante l’anno, l’esame non m’intimoriva molto, perché tendevo a considerarlo come una semplice conferma di un percorso di studi durato cinque anni al Liceo Bodoni. In realtà, a partire da maggio l’ansia è aumentata, soprattutto perché dovevo ancora terminare la tesina e ripassare tutte le materie. Effettivamente, è impossibile rivedere nel dettaglio tutto ciò che è stato studiato durante l’anno, ma si può (e si deve) fare soltanto un ripasso degli argomenti più importanti, tralasciando le nozioni superflue come, nel caso della letteratura, le date di pubblicazione delle opere.
La “notte prima degli esami” ero abbastanza tranquillo, perché la prima prova è quella che io considero più semplice. Tuttavia, la data della prima prova (quest’anno mercoledì 20 giugno) assume un valore simbolico in quanto data d’inizio degli esami. Inoltre, temevo che ci potessero essere delle tracce difficili, tali da richiedere molto tempo per la scelta. Contrariamente alle mie previsioni, le tracce erano molto belle, e la scelta è stata semplice ed immediata. Si diceva che ci sarebbero stati dei rimandi alle leggi razziali, a ottant’anni dalla loro approvazione, alla Costituzione, a settant’anni dalla sua entrata in vigore, e ad Aldo Moro, a quarant’anni dalla sua morte. In effetti, le previsioni si sono rivelate fondate: nell’analisi del testo veniva proposto un brano tratto da “Il giardino dei Finzi-Contini” di Giorgio Bassani, nel tema di ordine generale veniva richiesto un commento all’articolo 3 della Costituzione, nel quale si parla di eguaglianza formale e sostanziale, e nel tema storico, che richiedeva una trattazione sulla politica estera italiana negli anni della Prima Repubblica e sulla fondazione dell’Unione Europea, era presente una citazione di Aldo Moro. Ho escluso a priori l’analisi del testo, che trovo abbastanza complessa, ed il saggio breve di ambito tecnico-scientifico, perché non ero abbastanza informato sul tema della clonazione. Anche il saggio breve di ambito artistico-letterario e quello di ambito socio-economico, che avevano come argomento, rispettivamente, la solitudine e la creatività, mi parevano molto interessanti, ma alla fine ho scelto il saggio breve di ambito storico-politico, che proponeva una riflessione sul rapporto tra le masse e la propaganda, ed ho confrontato la politica dell’era della globalizzazione con quella dell’era dei totalitarismi. Ero preoccupato soprattutto perché nella bella copia non è consentita alcuna cancellatura e temevo di dover ricopiare tutto il tema, ma fortunatamente ciò non è accaduto, ed ho terminato abbastanza rapidamente.
La seconda prova non mi preoccupava particolarmente, perché anche in questo caso non è necessario studiare, ma si applicano soltanto le regole grammaticali studiate nel corso degli anni. La maggior parte degli studenti si aspettava un brano di Platone o di Aristotele, e così è stato: la versione era tratta dall’”Etica Nicomachea” di Aristotele. Era estremamente complessa, perché, essendo tratta da uno scritto esoterico, ossia non destinato alla pubblicazione, ma agli alunni del Liceo, presentava numerose frasi ellittiche. In realtà, l’ansia era dovuta più al fatto che greco fosse “esterno”. All’orale, però, dovendo correggere la prova, ho notato che c’erano soltanto due errori: avevo considerato “echo” un verbo di stima ed avevo fatto un errore di significato.
I tre giorni che separano la seconda e la terza prova non sono sufficienti per studiare tutte le materie della terza prova, tuttavia mi sono serviti per ripassare inglese, il cui programma a mio avviso era molto semplice. Avevamo come materie filosofia, storia dell’arte, inglese e scienze, e quella che mi preoccupava maggiormente era scienze, anche perché era esterna. Inoltre, temevo che tre ore non bastassero per rispondere in maniera adeguata a tutte le domande. Alla fine, però, è andata molto meglio del previsto, ed anche rispetto alle simulazioni che avevamo svolto durante l’anno.
L’orale era la prova che mi preoccupava maggiormente e credo che quasi tutti la pensino come me. Infatti, si tratta dell’ultima prova, e dunque della prova decisiva, e non è semplice mantenere la calma in quel momento. Siccome la mia tesina, intitolata “Storia della mafia. Dalle origini alla seconda guerra di mafia”, era lunga ben 53 pagine, ho dovuto fare un riassunto degli eventi principali, e temevo che dieci minuti non fossero sufficienti. In realtà, malgrado la mia agitazione, anche l’orale è andato bene. Ho fatto qualche errore, ma ritengo che non sia possibile valutare un percorso di cinque anni in soli cinque minuti di interrogazione, e credo che anche i professori l’abbiano tenuto in considerazione.
Alla fine, ho compreso che, pur non essendo sempre una semplice conferma della media dei cinque anni, l’esame di maturità nella maggior parte dei casi si conclude come ci si sarebbe aspettati o addirittura meglio, come nel mio caso. Inoltre, il voto finale non ha alcuna utilità per chi decide di proseguire i propri studi all’università. Pertanto, l’esame assume soprattutto un valore simbolico, sia come conclusione del percorso liceale, sia come passaggio all’età adulta.

Christian Allasino
ex III Classico
Liceo Bodoni - Saluzzo