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POMPEIANA FRAGMENTA

DIMENSIONE TESTO

Venerdì 23 novembre le classi IV e V ginnasio del Liceo G.B. Bodoni hanno preso parte ad una visita guidata alla mostra Pompeiana fragmenta, allestita presso il Centro di Conservazione e Restauro della Venaria Reale. Noi alunni siamo stati guidati dagli addetti ai lavori nella visita, entrando a contatto con reperti in fase di restauro rinvenuti di recente o ritrovati nei vari magazzini in cui vengono riposte le opere non esposte nei musei.

 

Vari sono i pezzi esposti nella mostra e vanno da oggetti di uso quotidiano, fondamentali per ricostruire quella che era la vita degli antichi (che nel caso di Pompei è stata quasi “congelata” dall'eruzione del Vesuvio), ad affreschi e ornamenti decorativi delle case più ricche e ad alcune testimonianze di mobili in legno, che, nonostante sia un materiale deperibile, avvolto dai lapilli ha permesso agli archeologi di condurre studi e ricostruzioni.
Abbiamo inoltre esplorato il mondo edilizio romano analizzando il modo in cui erano costruite le domus della città e i materiali da costruzione utilizzati, scoprendo curiosità e dettagli di cui non eravamo a conoscenza sulla struttura delle case e sugli interventi fatti negli anni su di esse. Tra l'altro nella parte centrale della mostra si sono potuti ammirare reperti fotografici, schizzi e acquerelli risalenti all'Ottocento, ritraenti una delle domus più ricche di Pompei che si affaccia su una delle due strade principali delle città, la Casa della Caccia Antica. Essa non è aperta al pubblico poiché è ancora in fase di scavo e restauro: i lavori svolti oltre un secolo fa non ebbero infatti la funzione di preservarla, dal momento che in quel periodo storico la priorità degli archeologi non era conservare delle opere, ma fare in modo che esse, che fossero case o semplici oggetti, fossero esposti al pubblico il più velocemente possibile.
Questa mostra ci ha permesso di entrare a contatto con un mondo spesso trascurato, capendo l'importanza di preservare anche per i nostri discendenti questo patrimonio archeologico che il nostro paese può vantare.

Nel pomeriggio la visita è proseguita alla scoperta dei meandri del Teatro Regio di Torino.
Appena giunti nel Teatro, abbiamo ascoltato da una guida il racconto della sua storia e l’avvenimento dell’incendio nella notte tra l'8 e il 9 febbraio 1936, in seguito al quale il teatro è stato ricostruito dall’architetto Carlo Mollino.
Il teatro è composto da uno spazio principale in cui si entra per essere accolti e indirizzati verso la sala dove si svolge lo spettacolo; al di sopra ci sono 4 piani e altrettanti al di sotto.
La guida, iniziando dai piani superiori, ha fatto notare la moquette del teatro e la presenza del colore viola (che per la gente di spettacolo sembrerebbe portare sfortuna), che è predominante, in particolare nello spazio al di sopra della platea sulla superficie lignea.
Sul soffitto della platea sono presenti lunghi cilindri trasparenti e sottili che tramite lampade originali dell’epoca illuminano tutti gli angoli del teatro.
La platea ospita fino a 1600 persone, più piccola quindi dell’originale che ne conteneva fino a 2500, il colore predominante qui è il rosso.
La bocca o fossa dell’orchestra può essere fissa oppure si può elevare all’altezza del palco, quest’ultimo si può inter-cambiare con i palchi laterali e con quello retrostante.
Si può notare il cemento a vista in varie strutture.
Nei piani inferiori si trovano i camerini, sale danza, che tra i vari ballerini ha ospitato Roberto Bolle, musica e spettacolo dove si svolgono le prove prima delle recite, una sartoria e sale per il controllo remoto di impianti scenici.
La visita è stata entusiasmante, interessante e un grazie va anche alla guida particolarmente capace di attrarci alla scoperta dei segreti del Regio.
Sarebbe bello poter ripetere questa visita ogni anno.


Chiara Boccardo e Artemis Ferraresso
Foto Alessandro Dafarra
V Ginnasio
Liceo Bodoni - Saluzzo