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LA MIA ESPERIENZA CALIFORNIANA

DIMENSIONE TESTO

Il mio nome è Filippo Rivoira e frequento il Liceo Scientifico G.B. Bodoni di Saluzzo sezione Scienze Applicate, o almeno frequentavo (3^E) fino a sette mesi fa quando sono partito per un’esperienza che sto vivendo ancora tutt’ora.
Era inverno 2017 quando decisi di informarmi sulla possibilità di frequentare un anno scolastico all’estero. Dopo il primo incontro, messo a disposizione dalla scuola stessa con varie associazioni, ero più che convinto che la scelta di partire fosse quella giusta per me.

Parlandone con la mia famiglia, la quale mi ha supportato dal primo istante pur conoscendo le difficoltà che un’esperienza così avrebbe portato, abbiamo deciso di iniziare i primi step: i contatti con le associazioni, la scelta di una di esse, i vari colloqui e tutto ciò che comportasse l’iscrizione.
L’associazione che siamo quindi andati a scegliere (WEP - WORLD EDUCATION PROGRAM), mi ha dato la possibilità di indicare alcune preferenze per andare a selezionare una scuola nello specifico che le soddisfacesse al meglio. Chiesi semplicemente gli Stati Uniti: se dovevo fare un “exchange year” a mio parere c’era solo una destinazione e quella era, un clima mite e una scuola in cui avessi avuto la possibilità di praticare sport. E così fu: destinazione Santa Barbara, California.
Il mio arrivo non è stato per nulla facile: sono stato accolto in una famiglia che, a detta non solo mia, non era all’altezza di rappresentare gli Stati Uniti di fronte a uno straniero e neppure all’altezza di ospitarlo per un anno. Dopo circa tre settimane sono quindi stato spostato in una famiglia provvisoria con la quale sono stato circa quindici giorni. Alla fine, mi è stata assegnata la mia terza e ultima famiglia ospitante.
Tutt’ora vivo con il preside della mia High School, la moglie, insegnante presso una scuola media, e uno dei due figli, solo di un anno minore di me ma che frequenta un’altra scuola. Il secondo figlio invece frequenta l’università dell’Arizona.
Avendo dovuto cambiare varie famiglie durante quel processo la mia preoccupazione era una sola, il fatto se avessi dovuto cambiare o meno anche la scuola. Fortunatamente non è stato così.
La mia scuola paragonata con gli standard italiani è considerata enorme, ospitando circa 2600 studenti, e ha un funzionamento chiamato a “blocchi”: quattro materie per un’ora e mezza l’una per un semestre e quattro per l’altro.
Tra i corsi che ho frequentato ci sono: economia, governo americano, carpenteria, inglese, storia americana, matematica e lacrosse (sport di squadra tipico della zona New York e Canada che si sta diffondendo ormai anche in Europa e in Italia dove ci sono già una decina di squadre).
A parte lo sport questa routine e stata decisa dalla mia “counselor”, la mia responsabile all’interno della scuola siccome mi mancavano dei crediti di alcune materie, che non ho mai avuto la possibilità di studiare in Italia, ma necessarie per conseguire il diploma americano.
Questa esperienza non è assolutamente facile ma se tornassi indietro rifarei tutto uguale, vale ogni singolo sforzo e per questo la consiglio a tutti quelli che hanno la possibilità e la voglia di mettersi in gioco. È un’esperienza che arricchisce sotto ogni punto di vista, l’inglese si migliora ma forse è la cosa minore, durante un anno all’estero, completamente da solo, conoscerai te stesso e diventerai finalmente indipendente, capace di prendere decisioni e di subirne le conseguenze.
Tra meno di tre mesi devo tornare a casa, e anche se non mi sembra vero sono fiero di tutte le decisioni che mi hanno portato a vivere quest’esperienza. Tra i miei piani ora c’è quello di tornare in Italia e terminare il liceo per prepararmi al meglio a quella che sarà poi una carriera universitaria, convinto che un’esperienza come questa non sia stata una perdita di tempo, come alcuni possono pensare, ma un arricchimento personale che mi seguirà per tutta la vita.
Filippo Rivoira
Liceo Bodoni – Saluzzo

N.B. Nella foto in allegato Filippo (quarto da sx) e alcuni amici (italiani) durante il Ministay: permanenza di tre giorni a New York fornita dall’associazione WEP, pensata per dare ai ragazzi una prima esperienza all'estero non completamente soli e uno shock culturale più graduale possibile.